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Caro Direttore, oggi saremmo al “Parlateci di Voghera”…

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di Marco Maria Freddi, #Carodirettore

Anders Breivik era stato per quasi dieci anni membro del partito norvegese di destra Progress Party, un partito populista, xenofobo e razzista, contrario all’immigrazione e ostile all’Islam. Nell’autunno di quell’anno, Breivik scriveva su document.no, un sito norvegese avverso all’immigrazione, che il multiculturalismo era un’ideologia di odio, tesa a distruggere il cristianesimo nonché la cultura e le identità europee, e che il suo partito, il Progress Party, era vittima di questa intolleranza.

Ai racconti d’odio seguirono gli armamenti, le munizioni e le sostanze chimiche per fabbricare la sua bomba e il 22 luglio 2011, Anders Behring Breivik uccise otto persone con una bomba a Oslo, prima di raggiungere l’isola di Utoya vestito da agente di polizia e uccidere a colpi d’arma da fuoco 69 giovani – giovani! – del partito laburista.

In Italia, a Voghera, un paesone di meno di 40mila abitanti, lo chiamavano “lo sceriffo”.

Dicono girasse sempre con la pistola in tasca con il colpo in canna, arma che ha finito per sparareMassimo Adriatici, assessore alla Sicurezza della cittadina pavese eletto nelle liste della Lega, nella notte di martedì ha ucciso con un colpo di pistola Youns El Bossettaoui, trentanovenne di nazionalità marocchina.

Non mi interessa analizzare la dinamica, lascio alla magistratura ricostruire i fatti ma non posso non esprimere un giudizio politico su chi ha sempre affermato che “la difesa è sempre e comunque legittima”, di chi dei racconti d’odio verso i meridionali ieri e i migranti oggi, della xenofobia e del razzismo, dell’ostentazioni di simboli cristiani e dell’omofobia ha fatto la propria cifra politica. Le vittime dell’ideologia del taser, della pistola con il colpo in canna, della violenza ostentata e dei racconti d’odio, le vittime dello stato, delle carceri e dei Black Lives Matter, chiedono a tutti noi di essere ascoltate. Le vittime, ridotte al silenzio, vedono indicare l’assassino come unico colpevole, sia questo George Zimmerman, Derek Michael Chauvin, Anders Breivik o Massimo Adriatici, traendo in inganno una società stanca di pensare, pensare che le parole precedono i fatti, i fatti la violenza.

Il Primo ministro norvegese Jens Stoltenberg, dopo i fatti di Utoya, affermava in lacrime che la società norvegese avrebbe “risposto all’odio con l’amore” indicando ai suoi concittadini la strada, “più democrazia, più unità e più umanità, ma mai ingenuità”.

E noi a fare i conti con l’ingenuità di tanti italiani nel non vedere la “banalità del male”; nel frattempo, mentre l’italianucolo annaspa nel suo non essere, l’attuale premier della Norvegia, Erna Solberg, ha affermato che l’odio non può “restare incontrastato” e io aggiungo che l’odio, i racconti d’odio, se non denunciati rendono gli indifferenti colpevoli della violenza che causano e causeranno.

 

(25 luglio 2021)

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