Libretto d’Ozi, settimana terza. Le “settimane d’ozio” del Teatro del cerchio

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di Isabella Grassi, #librettidozi

Questa settimana un programma settimanale veramente con il botto, e siamo qui con le anticipazioni, con tanti spunti, con la frase della settimana da scoprire insieme, e con il nostro racconto che prosegue con quanto successo la trascorsa settimana. Ma andiamo con ordine.

FRAMMENTI è la parola che personalizzava lo spettacolo che abbiamo visto per voi la settimana scorsa. In realtà ci ha spiegato la regista Mariella Galante che quello da lei scelto come titolo principale dell’opera era in realtà il sottotitolo pensato dall’autore del libro cui l’opera è stato tratto.

FEMMENE avrebbe dovuto essere quindi la parola ma noi teniamo fede alla regista che ha scelto “FRAMMENTI DI DONNE” confidandoci che non voleva che l’utilizzo del termine Femmene portasse ad una male comprensione da parte del pubblico.

Il vero significato viene spiegato durante lo spettacolo, dove si narra una serie di personaggi femminili, alcuni veri, altri di fantasia ma con un forza ed una poesia che sbaragliano il pubblico.

Le attrici che si alternano in una serie di monologhi, salvo qualche raro momento dove sul palco interagiscono più attrici. La parlata napoletana, pura o studiata, è la vera regina della scena, e sicuramente l’aver assistito allo spettacolo all’aperto con le interferenze sonore che ne conseguono non mi ha permesso di comprendere tutto, ma la capacità dimostrata dalle attrici in segna, nonostante non sia una compagnia professionale, ha fatto riuscire pienamente la serata.

La regista, si è intrattenuta nel post spettacolo e mi ha raccontato l’amore che ha trasfuso sulle scene, la difficoltà incontrata a realizzarlo all’aperto, avendolo pensato con una diversa scenografia, con luci che dovevano pennellare le attrici, e senza il vento che facesse cadere l’appendiabito.

Eh si, capita anche questo negli spettacoli dal vivo, e le attrici hanno resistito alla tentazione di sistemarlo, lo hanno lasciato lì, quasi a memento che a volte non tocca a noi scegliere ma dobbiamo semplicemente accettare quello che accade, con l’accortezza però come Femmene che accettazione non vuol dire rassegnazione.

E io stessa non mi sono rassegnata e ho chiesto silenzio ad un gruppo di spettatori un po’ troppo rumorosi, perché andare a teatro è avere rispetto del fatto che in scena ci sono persone in carne e ossa, che non si mangiano pop corn e non si parla!

E’ stata una serata densa di pubblico, qui immagini e video e la terza puntata di “A Telefono Spento” di Giovanni Bertani, con il suo sguardo particolare, quasi alieno e quasi perso nei frammenti da ricomporre e nella ricerca del tutto.

A Telefono Spento (DUE)

Quando all’inizio di maggio rinunciare alle ferie ti sembrò un affare, non avevi pensato che l’’estate è un bastimento infuocato che avanza lentamente lungo il solstizio: quasi un punto fermo nel mare.

Ora che sei in alto mare, la città è una piastra rovente sotto la luce slavata del cielo. Settembre è un porto d’attracco che ancora non da segno di sé.

Tu stai male.

Due squilli del telefono di casa, pausa, altri squilli. È il tuo amico. Ti chiede di uscire a scrutare i passanti, individuare gli alieni. O di prendere un aperitivo.

«Di andare per aperitivi non ne posso più» gli dici, ma è solo la parafrasi di una qualche vecchia canzone di molte estati fa.

«Moriremo tutti. Coi vaccini sono entrati dentro di noi, ci controllano. Non abbiamo scampo».

Metti giù. Anche lui è impazzito, la gente è impazzita, stai impazzendo anche tu.

Ti sei appoggiato alla balaustra del tuo balcone. C’è odore di tetti rosolati nella luce di una giornata morente d’inizio estate, di pattumiera agli angoli di strada. Come un marinaio sulla coffa scruti l’appartamento di fronte. La vicina passa da una stanza all’altra. Ripete gli stessi gesti misteriosi, finge di sollevare la cornetta. Uno sbuffo di vento le solleva la gonna sulle gambe snelle come versi di una poesia. Poi esce e si allontana. Potresti seguirla, ma non ne hai voglia. Non hai voglia di niente, non vuoi fare niente.

Il tuo amico ti aspetta all’arena estiva e lo raggiungi. Si è alzato il vento che spinge l’estate.

«Ho scoperto che gli attori sono alieni. Nessuno porta la mascherina, sono immuni a tutto e ci fanno il lavaggio del cervello» ti dice il tuo amico e ti fa sedere in fondo.

Uno spettacolo di sole donne. Storie di donne, di femmine che lottano. Sono tante, ma lei non c’è.

Porti con te la sua immagine come un talismano per dare un senso a un’estate, ma dove lei possa essere, non lo sai. Ovunque è una tortura, è un ansimare nella calura.

Ti alzi, ascolti i monologhi, il vento ti gonfia la camicia come il getto di un fon. Ti nascondi nelle penombre per osservare i volti. Senti dei sussurri. In preda alla gelosia tu pensi che sia lei che ansima con le gambe spalancate nella notte calda su quel prato talmente secco da sembrare un giardino giapponese di pietra.

Invece no. Sono solo degli spettatori maleducati che parlano mentre la scena va avanti.

Il tuo amico ha lo sguardo di chi è avvinto dalle storie che raccontano dal palcoscenico. Tutti lo sono. Tranne te che stai cercando una donna che forse non ti piace neanche tanto.

Come si fa ad amare quando fa caldo? Ti domandi. Come si fa a fare qualunque cosa quando l’unica cosa che desideri è riposarti al fresco?

Se davvero fossero tutti alieni sbarcati sulla terra sotto forma di virus, penetrati prima nel sangue e poi nelle menti, l’estate sarebbe la stagione migliore. Nessuno riuscirebbe a difendersi con un caldo così. Loro sono immuni alle temperature. Questo è ovvio: il freddo siderale, il calore delle supernove li hanno resi indifferenti alle temperature.

Le donne sfilano sul palcoscenico. Le loro storie gridano all’estate.

Rientri a casa come se fosse un indirizzo sbagliato. Riconosci il portone dalla seggiola vuota sul marciapiede e dalle lattine di birra schiacciate in un angolo.

Ti butti sul letto. Il telefono di casa squilla. Sollevi la cornetta e senti voci lontane come se venissero da spazi siderali, da supernove poi più nulla.

Guardi l’appartamento di fronte. Tutto spento, lei non c’è e ti domandi dove possa essere.

Maledetta estate, maledetta traversata che vuole finire.

Sfogliamo insieme cosa ci riserva la settimana e le parole chiave che vi sveleranno la frase finale: CALZE – SOCKS, GANG -BANDE, APERITIVO, INGLESE.

29 giugno ore 21.30
“L’ultima partita” – spettacolo di prosa con Mario Mascitelli. Teatro del Cerchio
Lo spettacolo narra della storia del campione di baseball americano Lou Gehrig che fu tra i primi ad ammalarsi di SLA tanto che la malattia venne ribattezzata “Morbo di Gehrig”. La sua storia è quella di un uomo esemplare sia in campo che fuori e che stabilì molti record (uno su tutti le partite giocate continuamente 1230. Un record rimasto imbattuto per 70 anni). Quando scoperse di essere ammalato fece un discorso davanti a 40.000 persone iniziando con “Oggi io posso dire di essere l’uomo più fortunato del mondo”.

In una breve intervista il regista e attore nonché direttore artistico del Teatro del Cerchio Mario Mascitelli mi ha spiegato che la realizzazione dello spettacolo ha rappresentato per lui la possibilità di unire le mie due grandi passioni: il teatro (che è il suo lavoro) e il baseball che pratica da 44 anni, prima come giocatore (con un passato di oltre 10 anni in serie A) e poi come allenatore di club e per 18 anni delle nazionali (con le quali ha vinto 4 titoli europei).

Non vi svelo qui il perché ma CALZE-SOCKS sono le parole che assegno a questo spettacolo, che vi consiglio caldamente di andare a vedere, perché come dice Mario Mascitelli, ci sono grandi storie da raccontare e da conoscere e perché il personaggio offre a tutti il significato del non arrendersi mai neanche quando si è eterni secondi. Lui, il campionissimo giocava nella stessa squadra di Babe Ruth (il Maradona del baseball per capacità e vita sregolata) che oscurava la grande abilità e regolatezza che aveva in campo. Quando gli Yankees di New York vendettero Babe Ruth (e Lou sarebbe diventato il numero 1) scoprì di avere la SLA e si dovette ritirare. Chi ama lo sport e ama il teatro non può perdersi un connubio vincente come questo.

30 giugno ore 21.30
MicroFestival “Luci della ribalta – dal varietà al cabaret” – “West Side Story”
Tribute Musical con Giulio Riccò, Gaetan Waterkein, Alessandro Monfregola, Miho Shimoji, Luca Angelozzi, Victoria Vasquez Jurado, Anna Pieri, Gabriela Toselli. A cura dell’Ass. Cult. Micronomicon
West Side Story racconta delle rivalità tra due bande di adolescenti, e mai come la cronaca di questi gironi può rendere più attuale la visione di questo spettacolo, la cui caratteristica musicale e quindi di leggerezza potrà donare momenti di serenità e di leggerezza, nonostante il tema dilagante.

1 luglio ore 21.30
MicroFestival “Luci della ribalta – dal varietà al cabaret” – “Aperitivo Cabaret”
spettacolo di Cabaret con artisti di Zelig e Colorado Cafè – A cura dell’Ass. Cult. Micronomicon
Il cabaret come pura arte di intrattenimento, per la seconda serata dedicata alla musica per inaugurare al meglio l’inizio di luglio. “Aperitivo Cabaret” è un titolo che è tutto un programma, per scoprire insieme dove ci porterà e cosa ci aspetta.

Consigliato per un buon momento di convivialità.

2 luglio ore 21.30
“Cappuccetto Red” spettacolo per famiglie
con Julia Birretti e Agnese Chiara D’Apuzzo –  Matuta Teatro.
Così presenta lo spettacolo il Matuta Teatro “Nella nostra storia c’è una bambina, che tutti chiamano Cappuccetto Red per il colore della sua mantella. Un giorno la madre la manda a far visita alla nonna e le raccomanda di non fermarsi per strada per nessuna ragione. Nel bosco inizia la sua avventura e, cammina cammina Cappuccetto Red si dimentica dei consigli della mamma… C’è ancora qualcuno che non la conosce? La fiaba di Cappuccetto Rosso, la più nota, la più cara ai bambini, e anche quella che viene narrata in tanti modi e tante versioni noi abbiamo deciso di raccontarla giocando con la lingua inglese. I bambini avranno così la possibilità di seguire le avventure della protagonista scoprendo e imparando di volta in volta termini semplici della lingua inglese quali i nomi degli animali, i numeri, i colori, i membri della famiglia, il saluto.

Lo spettacolo è un piacevole e divertente pretesto per stimolare e accrescere l’interesse dei bambini per l’apprendimento di una nuova lingua.” Ecco quindi che per una volta l’utilizzo dell’inglese avrà uno scopo ludico e didattico, scopriamo insieme quali parole utilizzeranno gli artisti. Tutti gli eventi saranno presso il Centro Giovani Federale di Via XXIV Maggio a Parma, per la rassegna Spazi d’Ozio del Teatro del Cerchio.

 

La prenotazione è OBBLIGATORIA tramite sms o whatsapp al numero 3515337070 oppure alla casella di posta prenotazioniteatrodelcerchio@gmail.com e l’ingresso è a OFFERTA LIBERA.

La frase della settimana è dunque:

Se in INGLESE le CALZE possiamo chiamarle SOCKS, e le BANDE sono GANG, teniamoci l’italiano per l’APERITIVO.

Seguiteci in questo viaggio.

 

 

(29 giugno 2021)

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