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Se “la Cultura batte il tempo” #iostoconilcerchio per aiutare il Teatro del Cerchio: perché Parma non è solo Parma2020

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foto: Francesca Bocchia

di Isabella Grassi #iostoconilcerchio twitter@parmanotizie #Cultura

 

Si è tenuta presso il Teatro Toscanini la conferenza stampa dove Mario Mascitelli, direttore artistico del Teatro del Cerchio ha annunciato l’interruzione della stagione serale causa indisponibilità del Teatro che lo ospita provvisoriamente. Un’arte oratoria molto pacata quella di Mario alla presenza di attori, anche di altre compagnie, allievi, spettatori e simpatizzanti, unica assente l’amministrazione comunale.

Io c’ero e non nascondo che mi sono commossa quando ho visto salire sul palco l’intero staff per salutare e per ringraziare.

Con la rappresentazione dell’ultima produzione “La visita della Vecchia Signora” di Friederich Dürrenmatt per la regia di Mario Mascitelli sabato 1 Febbraio si è conclusa anticipatamente la stagione serale, continua invece quella dei ragazzi. Le immagini di questa opera sono qui state gentilmente offerte da Francesca Bocchia e mostrano la bellezza della compagnia in scena, come il palco deve vivere, deve essere occupato.

A fare da contraltare un mio scatto sul medesimo palco del saluto al pubblico dopo la conferenza stampa: una immagine che non dovrebbe essere mai stata realizzata.

Il teatro è vita, è amore è narrazione. Chi lo ama e lo frequenta, abbia o meno calcato la scena lo sa, non può e non vuole rinunciarvi, ecco perché proprio dagli allievi della scuola del Teatro è partita una petizione, una raccolta firme, dapprima diffusa sui vari gruppi whatsapp, poi via mail e in cartaceo.

Il testo del messaggio è il seguente: “Come molti avrete letto sulla Gazzetta della scorsa settimana il Teatro del Cerchio sta rischiando di perdere la propria sede dove poter tenere corsi e spettacoli. Si è così pensato di stendere una petizione da consegnare all’assessore Guerra e al Sindaco sabato prossimo affinché questo rischio non diventi un evento certo. Raccogliere le firme è molto difficile e quindi ho pensato di inviarvi la petizione per chiedervi, se daccordo, di mandarmi una mail dicendo semplicemente: sottoscrivo la petizione per il Teatro del Cerchio al mio indirizzo di posta elettronica :fontanesi.mariagrazia@gmail.com che verrà allegato al testo. Questo entro venerdì sera. Grazie 1000 per l’attenzione e a presto. (Ovviamente per chi non avesse occasione di sottoscrivere direttamente presso il teatro che sta facendo la raccolta durante corsi e spettacoli.).

La petizione è di due pagine e chiede alla amministrazione comunale di recuperare per ll Teatro del Cerchio, e al più presto, uno spazio che gli “permetta di continuare a vivere, a lavorare e a dare lavoro, a collaborare con le istituzioni, a impegnare giovani e meno giovani in modo positivo, a far crescere la nostra cittadinanza nella sua formazione intellettuale, e –perché no?- a sfornare personaggi e nomi dal futuro illustre per se stessi e per l’intera città”. Anche io ho sottoscritto la petizione, e poi ho chiamato Maria Grazia per sapere come era andato l’incontro con Michele Guerra e se aveva novità da segnalare.

Questa la sua risposta: “Nessuna in particolare. Ieri abbiamo provveduto a consegnare all’assessore Guerra un plico contenente il testo della petizione e tutte le firme raccolte, oltre 460. Ancora ne arrivano e il teatro continuerà nella raccolta. Queste sono solo le notizie con la conferma, da parte dell’Assessore, che stanno cercando ogni strada possibile per arrivare ad una conclusione favorevole anche per il Cerchio”. La cittadinanza è dunque al corrente, allertata e potrà inviare la propria adesione, e condividere l’appello a sottoscrivere #iostoconilcerchio per la diffusione sui social.

Facciamo in modo di poter ammirare ancora Gabriella Carrozza e Mario Aroldi che nella loro ultima interpretazione hanno rappresentato una purtroppo attuale ipocrisia tuttora imperante ed un concetto di giustizia alquanto distorto. Si legge infatti sul foglio di scena: “L’autore sottolinea spesso che l’opera è da interpretare principalmente come una commedia, nonostante sia difficile ignorare il suo tono cupo ed oscuro di moltissimi passaggi, che sfociano nell’angoscia crescente di Alfredo III, braccato come un animale (il paragone è infatti con una pantera). L’ipocrisia della società capitalistica e il concetto di giustizia distorto in modo grottesco, sono due dei temi più cari all’autore, palesi quanto mai in questa commedia noir”.

(2 febbraio 2020)

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